'diapason',  in  detail  photos  installation  by :   luca  patella  .  claudio  cintoli  .  renzogallo  .  roberto  annecchini  .renzo  gallo  e  roberto  annecchini  .   pasquale  polidori  .   pasquale  polidori  e  luca  patella  .  change  +   partner  habitatr  concept,  bracciano,  rm,  2010.  photo  courtesy  luigi  battisti

 

 

 

 diapason    -    luca   patella  .  claudio  cintoli   .   renzogallo  .  roberto  annecchini  .  pasquale  polidori

with  an  text   from  gianluca  pernafelli

 

project  curated  by  roberto  annecchini,  with  introductive  text;  text  from  gianluca  pernafelli;  art  critical  texts  from  maurizio  calvesi,  claudio  cintoli,   mario  de  cxandia  and patrizia  ferri,  renzogallo,  domenico  scudero

change  +  partner  habitat  concept,  bracciano,  rm

in  collaboration  with  change  +  partner  contemporary  art

2010

 

 

[…] in einer jener niemals abschließend definierten Gebiete. Dort hatte er Bruchstücke der Existenz verausgabt und erlangt, Töne aussäend, semantische Felder umpflügend. Allzu leicht ist es, sich verführen zu lassen von der Versuchung Alles – und sich – zu begreifen als eine vollendete Allegorie. Die Wahrheit? Nie hatte er Sinn zu erfassen bekommen, der das Fehlen von Wesen ausfüllte. Noch konnte er das unsagbare Fehlen sich vorstellen als Bedingung und Ziel der Reise, noch nicht und nicht mehr. Er irrte umher. Bedingung des Daseins ist das Exil, sagte er sich. Windstöße warfen unaufhörlich Fragen über labyrinthische Weiten, in einen Himmel schwankender/wechselhafter Abenddämmerung. Er irrte umher, widmete seinem Körper der Erkenntnis, sensorischen Erforschung, apperzeptiven Durchdringung, anmaßenden Sprache. Ein spröder Sprachstrom, alle Dämme der Allusion brechend, riss seinen provisorischen Halt hinweg. Trügerische Wellenbrecher der Interpunktion und der Logik, geräuschlos verschluckt von einem verlassenend: diestilleistdiebedingungjedenausdrucksundderklangistvonstilledurchtränktdaswortbbeinhaltetdassirgendetwasherausgenommenwirdgottmusssichzumzuschauermachen/ Er akzeptierte den Strom, dann erfasste ihn die Angst. Er zog es vor sich zu verbergen in narrativen Mikrokosmen, gab der nicht unschuldigen Versuchung nach, sich in exemplarischer Erzählung zu offenbaren, sich an ein Leit-Bild zu klammern, ein Emblem: In seinen Händen fand er groteske Traumbilder, tröstliches wie grässliches Schillern, ein Spiegel der unzählige Reflexe zurückwirft, Fluchtlinien ohne Heimat, verkehrte Perspektiven eines entweihten Raumes, verbrauchte Metaphern. Nackt ging er weg. Erreichte die Grenze der Erfahrung und blickte hinein. In einer atomisierten Welt unverbundener und unerlöster Einzelheiten hatte er sich hartnäckig an der ironischen Konstruktion einer prekären Totalität festgehalten. Er akzeptierte endgültig den Gedanken, der Methode des folgerichtigen Denkens den Rücken zu kehren. Es ging darum, Begriffe zu koordinieren, sie zusammentreffen zu lassen und beisammen zu halten. Mit ihnen ein System von Kräften so einzurichten, dass alle die gleiche Distanz zum Herzen, zur Form und zum Realen behielten. Sich als Stimmgabel geben, Instrument der Kontinuität. Empfänger für ungleiche Frequenzen unter dem pentagrammatischen Zeichen der Harmonie oder des Kontrasts. Modulator einer Sinfonie ohne Monotonie, nicht ohne Grazie, nicht ohne Unruhe. Sich auf das Koordinieren der Oberfläche der Dinge beschränken ohne sie über sich selbst aufzuklären, durch sie das aufscheinen lassen, was verschieden von ihnen ist. Nun, am Ufer eines zweidimensionalen Universums sitzend, in Gleichgewicht auf dem Kreisrand der Null, zeichnete er mit knappen Strichen seine theoretische Partitur: Karnevalsmaske und tragischer Held, wusste, er konnte durch alle Geschichten hindurchgehen. Gelegentlich entstehen auch sie auf Grund einer fatalen klanglichen Anziehungskraft, aus der Leere dringen Worte heraus und man überrascht sich dabei Dinge zu sagen, von denen man nicht dachte sie zu denken, dachte er. Im Grunde arbeiten alle Künste, mit verschiedenen Mitteln, an der Schaffung geistiger Atmosphären, dachte er, ohne dies zu wollen. Weißes Licht, dass alle Farben durchdringt, das Unsichtbare, das Materie durchdringt, Stille, die die Geräusche durchdringt, Nichts, das die Sinne und den Sinn durchdringt. Durchdringend und unsere Träume nährend, fand er vorübergehende, tödliche Zuflucht in der ewigen Versprechung der Morgendämmerung [...]“

 

                                            giaNLUca pernAFelli, Pentaparusia, 2010

                                                  (Übersetzung von Dieter Hartmann) 

  

“[…] in uno di quei territori mai definiti una volta per tutte. Era lì che aveva speso e guadagnato un frammento d’esistenza seminando suoni, arando tutti i campi semantici. Troppo facile lasciarsi sedurre dal tentativo di comprendere tutto – e quindi sé - come una compiuta allegoria. La verità? Non aveva mai raccolto sensi che colmassero l’assenza dell’essenza. E non sapeva immaginare l’indicibile assenza come condizione e fine del viaggio, non ancora e non più. Errava. Condizione dell’esserci è l’esilio, si diceva. Colpi di vento continuavano a sollevare domande su distese labirintiche, in un cielo mutevolmente crepuscolare. Errava consacrando il proprio corpo a mezzo di conoscenza, esplorazione sensoriale, penetrazione appercettiva, linguaggio prepotente. Travolse il suo transitorio approdo uno scostante flusso verbale che aveva rotto ogni argine allusivo. Illusori frangiflutti interpuntivi e logici furono silenziosamente inghiottiti da un abisso negletto: ilsilenzioèlacondizionediogniespressioneilsuonoèintrisodisilenziolaparolaimp

licachequalcosasitolgadiodevefarsispettatore/Accettò la corrente, poi ne ebbe terrore. Preferì nascondersi in microcosmi narrativi, cedé alla tentazione non innocente di rivelarsi nel racconto esemplare, di aggrapparsi a un’immagine-guida, l’emblema: si trovò fra le mani tempeste di visioni grottesche, iridescenze consolatorie ed oscene, uno specchio che restituisce infiniti riflessi, linee di fuga senza patria, prospettive al rovescio di uno spazio sconsacrato, metafore consunte. Nudo, si allontanò. Raggiunse il limite dell’esperienza e volse lo sguardo dentro. In un mondo atomizzato di particolari irrelati e irredenti, si era ostinato a non rinunciare alla ironica costruzione di una totalità precaria. Accettò definitivamente l’idea di volgere le spalle ai metodi del pensiero consequenziale. Si trattava di coordinare i concetti, farli incontrare e tenerli insieme. Istituire con loro un sistema di forze in modo che tutti fossero equidistanti dal cuore, dalla forma e dal reale. Fingersi diapason, strumento di continuità. Sintonizzatore di frequenze difformi sotto il segno pentagrammaticale dell’armonia o del contrasto. Modulatore di una sinfonia senza monotonia, non senza grazia, non senza inquietudine. Limitarsi a gestire la superficie delle cose senza informarle di sé, lasciar brillare attraverso loro ciò che è altro da loro. Ora, seduto sulla riva di un universo bidimensionale, in equilibrio sul bordo circolare dello zero, disegnava con cenni essenziali la sua partitura teorica: maschera carnevalesca ed eroe tragico, sapeva di poter passare attraverso tutte le storie. Talvolta anch’esse nascono per fatale attrazione fonica, escono dal vuoto parole e ci si sorprende a dire cose che non si pensava di pensare, pensò. In fondo tutte le arti lavorano, con mezzi diversi, alla creazione di atmosfere spirituali, pensò senza volerlo. Luce bianca che attraversa tutti i colori, invisibile che attraversa il materico, silenzio che attraversa i rumori, nulla che attraversa i sensi e il senso. Attraversando e alimentando i nostri sogni, trovò temporaneo e mortale rifugio nell’eterna promessa dell’alba […]”

 

                                       giaNLUca pernAFelli, Pentaparusia, 2010 

 

 

 

 30  01  2010  -  09  04  2010 

 

 

Diapason, è un intervento composto da lavori inediti, di un arco di tempo che si propone di analizzare l'elaborato progettuale di cinque artisti italiani di differente generazione, costanti nella loro rigorosa impostazione e sperimentazione di riferimento concettuale, con integrazioni e contaminazioni di differente registro limguistico. Claudio Cintoli, Luca Patella, Pasquale Polidori, Rrenzogallo e Roberto Annecchini, in questo ambito progettuale presentano una sintesi significativa del loro individuale iter operativo, con elaborati operativi dal '71 al 2010. Diapason, ideato e a cura dello stesso Roberto Annecchini, con un testo introduttivo dello scrittore Gianluca Pernafelli, è uno 'standard di intervallo di frequenza per un ascolto altro - in termini sperimentali e concettuali', sintetico itinerario di ricerche mnemoniche minimali, conversioni analitiche semantiche, documenti scrittografici testimoniali; oscillazione tra proprietà strutturali e distanze. Approfondimenti pluralistici a tratti contaminati da differente orientamento stilistico, caratterizzano l'ampio elaborato progettuale nel parziale confronto o similitudine tra questi artisti che miscelano tra loro integrazioni e corrispondenze, nei vari interventi installati tra drawings e documenti scrittografici proposti. Una caratterizzazione che connota l'environment studio ad una predisposizione minimal - abstract, dal tono lirico, perseguendo un canone conceptual d'arredamento come consuetudine di questo sperimentale habitat espositivo. In relazione associativa cognitiva a una dimensione introspettiva del presente ipercontemporaneo. Una procedura progressiva situazionale, di cui gli artisti ne sono parte e voci determinate e significative.

roberto  anecchini,  diapason,   2010

 

 

   

   "... oggi siamo entrati in una fase estetico/esistenziale ... che potrebbe definirsi agravitazionale, ossia dobbiamo riadattarci, riapprendere ad usare i mezzi espressivi  in questo nuovo stato di lievitazione psicologica ...  Oggi l'artista dovrebbe far crescere le piante della propria immaginazione in serre intergalattiche, con l'attenzione e la cura di un cosmo botanico dove tutte le parti sono reversibili  (le foglie sono radici e viceversa) ed intercambiabili,  dove il dettaglio si riversa nel tutto e così via ..."

 Claudio Cintoli, testo estratto dal Diario, 1973

 

"... Forse nell'iperrealismo c'è anche questo macabro gesto di congelare ogni possibilità di resurrezione, di ibernare i gesti, di geologizzare le attese e qualsiasi dinamismo

dei moti pscicologici. Forse nell'iperrealismo c'è la lapide del fare pittorico, il silenzio sull'innominabile, le fissità dei ricorsi, l'ipnosi visionaria delle pervisioni incombenti, l'ultimo documento di un futuro vissuto al passato ..."

 Claudio Cintoli, testo estratto dal Diario, 1975      

 

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"... Patella è incentrato sull'ampliamento concettuale dell'operazione artistica nell'assunzione di determinati valori storico-formali via via ridisegnati attraverso le modularità

del segno-concetto ... differentemente dall'uso sincopatico della citazione manierata, quella di Patella rivitalizza nell'attualità  del presente

e in un contesto intellettivo ben articolato l'idea di una avanguardia ricontestualizzata attraverso l'uso della tecnologia e della tecnica compositiva unitamente ad un potenziale comunicativo ...  si può definire il suo lavoro come esempio di un'arte critica precorritrice delle tendenze più attuali." 

Domenico Scudero, testo estratto da Avanguardia nel presente, 2000

  . . . 

 (...) Luca Patella fu tra i primi artisti europei a sondare quelle possibilità del film che sfociano oggi nel video-tape,  fu tra i primi, se non il primo, a far consistere una mostra  nella visione di una serie di diapositive (..). Fu poi tra i primi  a far consistere una mostra in una 'azione', o in una di quelle sue "dimostrazioni" condotte in chiave 'didattica' con un'esibizione personale affiancata da proiezioni, di immagini e di parole (..). Dalla grafica, alla fotografia, alla diapositiva, al film,  alle multiformi e labirintiche pagine del libro (..). Luca Patella

ha colto, come si diceva, in anticipo, intuizioni tra Land Art, "Comportamentismo", Concettualismo, pur restando, come lui stesso si propone, un artista "totale". (..) 

Maurizio Calvesi, 1976 - testo estratto dal catalogo   Arte & Non Arte di Luca Patella, 1999. 

 

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"... Situandosi nell'ambito di un approccio linguistico analitico, con riferimenti graficamente simbolici dei limiti di ogni rappresentazione,

Polidori lascia intravedere la vertigine dell'accumulo di senso proprio ad ogni segno ..."

 Domenico Scudero, testo estratto da La Vertigine del Senso, in occasione della personale Ricerca dei contrari e rovesci di Pasquale Polidori, presso Change, Roma , 1997 - Catalogo Change, 1998 

 

"... ci si può chiedere se la luce, aspetto formale della materia che si muove e primo aspetto del mondo informale,

e la luce di cui parlano i mistici, limite ideale e culmine di ogni nozione e di ogni sensazione, hanno qualcosa in comune se non come cammino verso la verità al di là della apparenza ..."

 Mario De Candia e Patrizia Ferri, estratto dal testo di presentazione, in occasione dell'esposizione personale di Pasquale Polidori Per non mentire nè a sè nè agli altri, presso hyunnart studio, Roma, 2009

  

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"... procedere camminando a ritroso per non perdere di vista l cammino percorso. ad ogni passo la prospettiva  si allarga e nuovi segni entrano in campo ...

un diaframma sottilissimo ed impalpabile tra due assoluti: Passato (storia costruita) e Futuro (storia da costruire).." 

Renzogallo, Le Porte del Paradiso, 1981

 

"... L'atto dell'attraversamento è IL VIAGGIO.  Il viaggio, che non è altro che il viaggiatore stesso che percorre il tempo della sua esistenza."  

Renzogallo, Odysseus, Roma, 1986

 

 

 

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"... da anni Roberto Annecchini lavora alla elaborazione di una nuova identità lessicale del prodotto artistico, intendendone più il significato operativo, da laboratorio analitico di nuovi linguaggi, piuttosto che un atteggiamento autocontemplativo, comune nell'odierno paesaggio dell'arte contemporanea ... valutazione sincretica di questo scopo fortemente innovativo, testimoniato dalla presenza attiva ... testuale ed estetica, della teoria, fondamento della prassi esecutiva dell'opera d'arte".

Domenico Scudero, testo estratto da Abitare la distanza, in occasione della personale di Roberto Annecchini presso la Galerie Schuetz a Frankfurt am Main nel 1998 - Catalogo Change 1998

 

"... La testualità che dovrebbe sostenere una leggibilità teorica dell'opera diviene parte visivamente manifesta dell'installazione "la teoria è il piedistallo dell'arte" da scrittura critica diviene realmente parte del contesto espositivo". 

Domenico Scudero, testo estratto da Avanguardia nel presente, 2000  

 

 

roberto annecchini, o x r a - osmosis x re - generation anthropological, concept project in progress, detail by drawing photo assemblage, 2016 / 2017. photo courtesy r. a
roberto annecchini, o x r a - osmosis x re - generation anthropological, concept project in progress, detail by drawing photo assemblage, 2016 / 2017. photo courtesy r. a

 

P R O G R A M M E     C O N C E P T     P R O J E C T     2 0 1 6    -    2 0 1 7 

 

 roberto  annecchini    -    o   x   r   a   -   osmosis   x   re - generation  anthropological    

 

concept  project  in  progress  curated  by  roberto  annecchini,  with  introductive  text  

 www.changeartconcept.com   -   area  concept  project

 16   jan.   2016   . . .    indefinitely  

 

roberto annecchini, o x r a - osmosis x re - generation anthopological, concept project in progress, detail by drawing photo assemblage, 2016. photo courtesy r. a.
roberto annecchini, o x r a - osmosis x re - generation anthopological, concept project in progress, detail by drawing photo assemblage, 2016. photo courtesy r. a.